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Il pozzo in piazza

In piazza III Novembre, nel centro storico di Porchiano del Monte, c’era una cisterna, che raccoglieva l’acqua piovana e che poi la distribuiva più in basso, alle fontane. Sull’apertura, era posto un pozzo in muratura, dal quale si poteva direttamente tirare su l’acqua. La cisterna in realtà esiste ancora, ma è stata disattivata.

Il pozzo sovrastante venne smantellato per esigenze di spazio: il “postale” e altri camioncini che raggiungevano la piazza in questo modo potevano fare manovra più facilmente.

Uno dei ferri che si vedono nella foto (che ritrae fra gli altri un giovane don Mario Santini, recentemente scomparso), è giunto fino a noi, per merito di Roberto Agabiti, ed è stato messo in esposizione nella recente mostra dedicata ai cimeli del passato curata da Aldo Perelli. In occasione di questa mostra, è stato fatto un sondaggio per chiedere agli abitanti del borgo il loro parere in merito ad una eventuale ricollocazione del pozzo nella piazza, a ricordo della storia passata.

La stragrande maggioranza dei partecipanti, si è detta favorevole.

Addio Padre…

Mi piace pensare che Qualcuno abbia voluto che io ci fossi proprio mentre Don Mario se ne andava, in silenzio, quel venerdì 18 agosto nella sua casa a Porchiano, quella casa che egli abitava da 71 anni e nella quale molti della mia generazione sono cresciuti, hanno trovato accoglienza nelle lunghe domeniche d’inverno passate a giocare con i giochi che comprava per noi, a leggere i suoi libri, ad organizzare pesche di beneficenza, piccoli spettacoli teatrali, animazione per i bambini del catechismo, a preparare i canti per le celebrazioni aiutati dal vecchio registratore “Geloso”. Parecchi di noi sono ricorsi alla sua competenza per “riparare” le lacune in matematica e latino.

Don Mario Santini, 95 anni, è tornato alla casa del Padre. Era sacerdote dal 29 giugno 1946, nello stesso anno era stato nominato vice parroco della Parrocchia di San Simeone a Porchiano del Monte, a fianco di Don Giuseppe Zappetelli al quale succedette come parroco nel 1952. Da allora è rimasto nella stessa parrocchia fino al giorno della sua morte. Ha svolto molti compiti nella sua lunga vita, ma queste notizie sono facilmente reperibili, basta leggere gli articoli usciti in questi giorni su vari siti, in occasione delle sue esequie.

Io preferisco rivolgere l’attenzione all’uomo, la persona che nella sua comunità ha svolto, oltre al ministero pastorale, un ruolo sociale importante per la crescita del paese.

Non aveva un carattere facile, era tenace fin quasi alla testardaggine, individuato un progetto procedeva a testa bassa fino alla realizzazione, spesso scontrandosi con le istituzioni o con i parrocchiani che magari non condividevano la sua linea d’azione, ma di una cosa si può essere certi: non inseguiva nessun tornaconto personale, procedeva in vista dell’attuazione di ciò che riteneva importante per la Parrocchia e la sua comunità cristiana. A questo proposito mi viene in mente la costruzione dell’asilo infantile, oggi adibito a residenza per gli anziani, i restauri degli affreschi nella chiesa di S. Antimo, piccolo gioiello immerso nel verde della campagna, il restauro della chiesa e della statua di Santa Cristina, patrona del paese, nei confronti della quale ha sempre stimolato la crescita della devozione. Tutti ricordano i pellegrinaggi che organizzava, ai quali partecipava buona parte dei parrocchiani: le mete comprendevano spesso santuari mariani, ma, grazie alla sua profonda cultura, sapeva individuare nel percorso anche siti di grande interesse artistico.

Era un esempio di attaccamento alla vita: negli ultimi anni, più volte era stato colpito da malattie anche piuttosto gravi, eppure era sempre presente alle celebrazioni e la mattina lo si incontrava seduta alla panca davanti alla bottega del barbiere mentre leggeva il giornale: “I titoli più grandini li leggo senza occhiali, ma l’articoli no!”, mi aveva detto qualche settimana fa, chiedendomi di portargli gli occhiali che aveva dimenticato a casa.

Proprio perché era stato capace di rialzarsi ad ogni caduta ci eravamo abituati all’idea che ci sarebbe sempre stato. Noi, che siamo cresciute con lui, ci sentiamo unite, oggi più che mai, alla sua famiglia che tanto amava, ad Anna, Luciano ed Andrea, nel ricordo di un uomo che consideriamo un secondo padre.

Tre anni fa pubblicammo un opuscolo sulla storia della devozione a Santa Cristina a Porchiano, lui ci fornì molto materiale ed io gli dedicai alcuni versi. Gli portai la “poesia” in un quadretto che appese nello studio, si commosse, ma aveva molto pudore dei suoi sentimenti, e, per sdrammatizzare, mi disse: “Famo così, se moro prima io la leggi te al mio funerale, se mori prima te, la leggo io”.

Non credo fosse molto convinto che l’avrei letta io!

(Articolo di Maria Luigia Grisci, apparso su Il Banditore di Amelia di settembre 2017)