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Il pozzo in piazza

In piazza III Novembre, nel centro storico di Porchiano del Monte, c’era una cisterna, che raccoglieva l’acqua piovana e che poi la distribuiva più in basso, alle fontane. Sull’apertura, era posto un pozzo in muratura, dal quale si poteva direttamente tirare su l’acqua. La cisterna in realtà esiste ancora, ma è stata disattivata.

Il pozzo sovrastante venne smantellato per esigenze di spazio: il “postale” e altri camioncini che raggiungevano la piazza in questo modo potevano fare manovra più facilmente.

Uno dei ferri che si vedono nella foto (che ritrae fra gli altri un giovane don Mario Santini, recentemente scomparso), è giunto fino a noi, per merito di Roberto Agabiti, ed è stato messo in esposizione nella recente mostra dedicata ai cimeli del passato curata da Aldo Perelli. In occasione di questa mostra, è stato fatto un sondaggio per chiedere agli abitanti del borgo il loro parere in merito ad una eventuale ricollocazione del pozzo nella piazza, a ricordo della storia passata.

La stragrande maggioranza dei partecipanti, si è detta favorevole.

Due mostre a Porchiano

“Senza memoria del passato, non esiste futuro”. E’ questo lo slogan con cui si apre, presso la Sala Polivalente Parrocchiale, dal 12 al 20 agosto 2017, una duplice mostra: “Cantina, cassetti e soffitta raccontano”, mostra di ricordi del passato, a cura di Aldo Perelli, e “Gli Antenati”, mostra di fotografie, a cura di Antonio Allamprese. Testimonianze di un periodo, che sono memoria e storia di tutto il paese.
La mostra sarà aperta dalle dieci e trenta alle dodici e trenta, e dalle sedici alle diciannove e trenta. Sono possibili ingressi fuori orario, telefonando al numero 348 8968689.

L’antico orologio / Seconda parte

Nel novembre 1560 i rappresentanti della Comunità di Porchiano decisero di far costruire in paese un orologio pubblico, ma la difficoltà nacque nel reperire i fondi necessari. Si offrì di accollarsi il peso economico dell’opera, il sacerdote Berto Sturba arciprete della locale chiesa di San Simeone. Nel 1588 venne deliberato di far riparare il meccanismo non funzionante, o in alternativa di venderlo.
Nel 1621 con altra delibera decisero di farlo aggiustare con la spesa di 2 scudi, e l’anno successivo venne chiamato per farlo, l’esperto di orologi Fra’ Michelangelo. Altra riparazione fu compiuta nel 1625 da un orologiaro di Castiglione Montolmo per 4 scudi. Nel 1636 fu riparato nuovamente e fu progettato di aggiungere, al congegno, il dispositivo della ripetizione delle ore; per questo fu chiesto il permesso al Vescovo. nel 1749 l’orologio era nuovamente molto rovinato, così due anni dopo (1751) venne deliberato di acquistarne uno nuovo con la spesa di 60 scudi, e per l’incarico dei lavori fu indetta una gara di appalto. Parteciparono alla gara Nicola Franchi e Pietro Agostini di Amelia. Quest’ultimo si aggiudicò il lavoro con un’offerta al ribasso per 60 scudi, più la consegna dell’orologio vecchio. Il nuovo orologio venne impiantato e pagato nel 1752, data incisa ed ancora leggibile su un accessorio del telaio (supporto dello scappamento a verga, vedi foto).
Attualmente, dopo alcuni decenni di abbandono, per liberarlo il più possibile dalla ruggine e dal grasso ormai pietrificato, è stato smontato completamente in ogni particolare. Osservare in dettaglio ogni suo pezzo è veramente emozionante: i segni indelebili della forgiatura fatta a mano, l’accuratezza dell’assemblaggio dei bulloni e delle varie boccole, la precisione delle asole, gli espedienti per non ricorrere alla fusione, fanno percepire la bravura artigianale e l’inventiva del suo realizzatore.
Come non pensare a tutte le persone ormai anonime, che in questi secoli della sua storia, si sono dedicate con attenzione e premura ai suoi ingranaggi? In paese si ricorda che l’ultimo ad occuparsi della sua meccanica, è stato l’orologiaio Santino Della Rosa di Amelia, mentre l’ultimo incaricato dal Comune, alla ricarica e alla manutenzione ordinaria, è stato il paesano Valente Miliacca, conosciuto come “Valentino”.
Questo personaggio, assai creativo ed ingegnoso, era così preso ed innamorato del meccanismo affidatogli, che spesso progettava di trasformare in meglio la battuta della suoneria. La cosa non ha avuto seguito, perché l’orologio è giunto a noi in tutta la sua originalità.
Osservazioni queste che creano sottili e leggere sensazioni e che, a chi sa percepirle, danno il piacere di un grande appagamento.
Percezioni che ripagano anticipatamente per qualsiasi piccolo sacrificio dedicato al recupero di questo nostro storico macchinario.

(Articolo di Aldo Perelli, apparso su Il Banditore di Amelia di luglio-agosto 2017. La prima parte è stata pubblicata qui)

L’antico orologio / Prima parte

Dopo il Ciborio, la chiesa parrocchiale di San Simeone ci riserva di nuovo una bella sorpresa perché, all’interno del suo vecchio campanile, nasconde e conserva ancora un piccolo tesoro.
Si tratta dell’antico orologio civico a sei ore, costruito negli anni 1742/1752, in sostituzione del precedente (1560 circa), ormai non più riparabile.
E’ un gioiello di meccanica artigianale, costruito da Pietro Agostini, valente maestro orologiaro, che legò il suo nome a numerose macchine da torre della provincia ternana. Considerando poi che a Porchiano questo cognome è ancora molto diffuso, non è da escludere che sia stato un nostro compaesano.
Rimasto in funzione fino ad alcuni decenni passati, il macchinario ha dovuto inevitabilmente cedere il posto al nuovo con meccanismo elettronico.
Questa interessante nuova scoperta la dobbiamo al perugino Mauro Bifani, che è giunto al nostro campanile seguendo le tracce e le notizie storiche riportate nei lavori editoriali di Franco Della Rosa (Fabbriche del tempo – Gli orologi pubblici dell’Amerino/Narnese, ed. 1982), e di Renzo Giorgetti (Orologi da torre in Umbria, ed. 2008).
Mauro, grande appassionato e studioso di meridiane, ha raccolto nel volume “Le antiche ore”, edito nel 2015, tutte le esperienze e le scoperte fatte nel suo paziente peregrinare per l’Umbria.
Attualmente sta preparando un secondo lavoro editoriale, attinente proprio al nostro articolo, dal titolo “Orologi da torre a 6 ore”.
Visionato anche dall’esperto mastro orologiaio Roberto Fabrizi di Spoleto, si è appurato, con grande piacere, che il nostro è un prodotto artigianale importante, meritevole (anche se a livello dimostrativo) di essere riportato alla sua funzionalità.
Il suo recupero, a causa della ruggine che lo copre abbondantemente, è programmato in più fasi che, considerata la delicatezza del materiale trattato, inevitabilmente saranno abbastanza lunghe.
Questo laborioso ed impegnativo lavoro, grazie alla “sponsorizzazione” della locale Pro Loco, sarà seguito e diretto da Mauro e Roberto.
Per tutta la comunità porchianese, sarà un altro tassello che si aggiungerà alla sua già importante storia civica.

(Articolo di Aldo Perelli, apparso su Il Banditore di Amelia di giugno 2017. La seconda parte è stata pubblicata qui)