Beato Giovanni Bufalari PDF Stampa E-mail

Il beato Giovanni, "fratello d'arte"

Nato a Porchiano, è venerato a Rieti

"Viveva a Rieti un giovane religioso di nome Giovanni. Semplice, umile, sempre allegro, uguale agli altri nel mangiare, nel bere e in tutte le altre cose che riguardavano la vita comune dei frati; irreprensibile nei rapporti umani, era veramente singolare nel suo intimo".

Così inizia la vita del beato Giovanni da Rieti, nel racconto di Giovanni di Sassonia, storico tedesco morto nel 1380.

"Giovanni da Rieti era un giovane umile e gioioso, sempre pronto ad aiutare il prossimo" lo descrive invece il sito web Santi e beati.

In realtà, però, Giovanni non veniva affatto da Rieti, ma da Amelia. Agostiniano e "fratello d'arte" della beata Lucia Bufalari, Giovani Bufalari nasce infatti nel 1318 a Castel Porchiano, nei pressi di Amelia, entra ancora molto giovane nell'ordine Agostiniano e viene trasferito a Rieti, dove vive tutta la sua vita "distinguendosi per semplicità e innocenza di vita e per amore e servizio verso i fratelli", racconta padre Bruno Silvestrini parroco di Sant'Anna a Roma (chiesa che si trova proprio al confine tra l'Italia e Città del Vaticano)e agostiniano a sua volta.

"Amava molto i suoi fratelli - scrive ancora Giovanni da Sassonia - e li trattava con tale carità che non gli uscì mai una parola, nè fece mai un gesto che fosse in contrasto con la legge dell'amore fraterno. Trattava tutti con amabilità, specialmente gli ammalati e gli ospiti; ad essi lavava i piedi e puliva le vesti, mettendo anche le sue a loro disposizione, li ricolmava di ogni gentilezza e tutto faceva sempre con la più grande gioia. A tutti i sacerdoti indistintamente e spontaneamente, ogni volta che poteva, serviva la Messa con grande pietà".

Giovanni era solito, racconta il cronista tedesco, recarsi da solo nell'orto del convento, "e spesso, quando ne usciva, si notava che aveva molto pianto". E a chi gli domandava, una volta, perché abbia pianto, risponde: "Perché vedo che l'erba, gli alberi, gli uccelli e la terra cn i suoi frutti obbediscono a Dio, mentre gli uomini, ai quali è stata promessa la vita eterna in premio della loro obbedienza, trasgrediscono la legge del loro Creatore. Per questo gemo e piango".

Alcuni giorni prima della sua morte, racconta ancora il cronista medievale, un usignolo viene a cantare dolcemente davanti alla finestra del religioso. "Il fatto suscitò la meraviglia dei frati che gli domandarono spiegazione della cosa; egli, sorridendo e con fare scherzoso, rispose che si trattava della sua sposa che veniva ad invitarlo in paradiso".

Il culto: una morte mistica, che arriva da una luce celestiale sopra l'altare

"Un giorno, mentre stava servendo la Messa, vide una luce celestiale sull'altare e subito cadde malato e poi con grande pietà rese l'anima a Dio".
Così Giovanni da Sassonia racconta l'improvvisa morte di Giovanni Bufalari, ad appena diciotto anni, il primo agosto del 1336, nel convento agostiniano di Rieti.

Il corpo del frate viene sepolto nella chiesa di Sant'Agostino a Rieti, dove si trova tuttora.

Ma già dai primi giorni successivi alla morte, iniziano a verificarsi, sulla sua tomba, una serie di miracoli. "Immediatamente - scrive Giovanni da Sassonia - contemporaneo del beato umbro, si verificarono prodigi per l'intercessione di questo santo religioso, tanto che nel primo anno se ne contarono quasi 150..."

A confermare un culto popolare che dura ormai da cinquecento anni, è papa Gregorio XVI, che lo proclama ufficialmente beato nel 1832.

Nello stesso anno (quello successivo alla sua elezione) papa Cappellari proclama beata anche la sorella di Giovanni da Rieti, Lucia Bufalari che - al contrario del fratello - non si era mai mossa da Amelia, passando la sua intera esistenza nel reclusorio delle agostiniane, dove era morta nel 1350, quattordici anni dopo il fratello.

1318

Nasce a Castel Porchiano, nei pressi di Amelia, dalla nobile famiglia Bufalari. Ancora giovane entra nell'ordine dei frati agostiniani e viene trasferito a Rieti.

1336

Mentre serve la Messa ha una visione celestiale: vede una luce sopra l'altare. Cade subito malato e pochi giorni dopo muore. Sulla sua tomba iniziano ad avvenire miracoli.

1832

Papa Gregorio XVI ne conferma il culto popolare proclamandolo beato. Nello stesso anno proclama beata anche sua sorella Lucia, morta ad Amelia nel 1350.

(Articolo di Arnaldo Casali, apparso su Il Giornale dell'Umbria il 24 maggio 2009)