Lucia Bufalari PDF Stampa E-mail

Quarantesima puntata per la Storia della diocesi di Terni, Narni, amelia raccontata dal Giornale dell'Umbria, che si sofferma in queste settimane sulla realtà delle tre diocesi nel XIV secolo. Protagonista di questa settimana è Lucia Bufalari, nata a Porchiano e sorella del beato Giovanni di Rieti, divenuta terziaria agostiniana ad Amelia e morta nel 1350.

Lo storico Emilio Lucci: "Poche le notizie certe"

Una vita nascosta tra leggende e tarde agiografie

Resta fondamentalmente un'incognita, la vita della beata Lucia, perché - come spiega Emilio Lucci in Terziarie in Amelia: la Beata Lucia Bufalari - la più antica delle fonti a disposizione, i Secoli Agostiniani di Torelli utilizzati dallo stesso Iacobilli, sembrano nutrirsi più di stereotipi che di eventi storici: "Il Torelli - scrive Lucci - parla infatti della richiesta avanzata dalla giovane Lucia ai suoi genitori di poter entrare tra le terziarie agostiniane "nel reclusorio che in Amelia avevano le nostre religiose": ma ad Amelia non c'era nessun reclusorio nel Trecento, né alcun monastero di cui arrivi fino a noi una qualche documentazione. E allora? La logica conclusione ci porterebbe subito ad affermare che si tratta di un'invenzione erudita, agiografica, seicentesca, creata dal Torelli per impolpare la sua storia dell'Ordine, per rendere meno scarne le poche notizie certe che si avevano sulla Beata la quale godeva, certamente già da secoli, di un diffuso culto popolare, ma niente di più".

"Torelli - prosegue Lucci - continua a parlare di mortificazioni, delle penitenze cui la beata si sottoponeva, ma questo è un topos, un luogo comune di tutte le vite dei Santi che conosciamo, arrichitesi di leggende e aneddoti fino almeno alla metà del Novecento; e così il cronista seicentesco seguita a parlarci dell'affabilità della Beata, delle sue tante virtù che convinsero le consorelle ad eleggerla loro priora, anche se forse una delle più giovani. E poi la sua morte "nel più bel fiore degli anni suoi, il 27 luglio del 1350".

Almeno sulla data, però, specifica Lucci, siamo abbastanza sicuri. "La beata fu sepolta nella sacrestia di Sant'Agostino di Amelia, e anche questo potrebbe essere un altro indizio della presenza di una comunità di Terziarie agostiniane, formatasi a latere del convento degli agostiniani stessi, forse sin dal XIII secolo, ma di documenti neanche l'ombra".

"Da subito - continua Torelli - dinanzi alla tomba della beata cominciarono a fiorire i miracoli, soprattutto a favore di bambini "ammaliati e affatturati", cioè colpiti dal malocchio di qualche invidioso, pratica che la Chiesa di allora approvava e sosteneva, almeno quando venivano invocati i suoi santi per debellare il demoniaco artefice del male". I documenti certi, spiega ancora Lucci, iniziano nel 1614 "quando gli anziani di Amelia attestano con un atto pubblico che il corpo incorrotto della beata "quod in sacraria eiusdem ecclesiae servatur, venerari coli et adorari pro corpore beato ab ombinbus huius civitatis". Ricognizioni del corpo e nuove collocazioni si susseguono nel 1623, 1676 e 1816 fino al 24 aprile 1925, di fronte al vescovo Francesco Maria Berti, il generale degli agostiniani Tommaso Giacchetti, e il prevosto della cattedrale Vincenzo Lojali, destinato a diventare l'ultimo vescovo di Amelia.