|
Intorno al bosco di elci secolari adiacente alla chiesina di santa Cristina, la tradizione popolare ha costruito molte leggende tramandate a voce di generazione in generazione, e raccontate probabilmente nelle lunghe veglie intorno al focolare, punto d'incontro delle famiglie nei lunghi e rigidi inverni porchianesi. Queste leggende, arricchite dalla fantasia popolare, hanno rafforzato la devozione verso la santa che ancora richiama per la sua festa gli abitanti del luogo, ormai lontani da anni per esigenze di lavoro. Una di esse si fa risalire addirittura all'epoca immediatamente precedente alla costruzione della chiesa e narra che alcune colombe bianche, volando senza sosta tra i due elci più antiche che ancora segnano l'ingresso nel bosco, indicassero il luogo dove avrebbe dovuto sorgere la chiesa in onore della santa. Una, più recente, risale probabilmente ai primi anni del secolo scorso: si racconta che il signorotto del paese, unico datore di lavoro per le famiglie del luogo, e uomo piuttosto duro e materialista, avesse l'abitudine, ogni mattina, di chiamare a raccolta nel suo palazzo gli uomini per distribuire gli incarichi della giornata. Una mattina si presentarono due operai ai quali comandò di abbattere i due elci più grandi del bosco. Scendendo verso il luogo stabilito i due videro due colombe bianche che volavano tra un'elce e l'altro; cominciarono a discutere se si trattasse di tortore o piccioni, ma si accorsero ben presto che erano veramente colombe anche se dalle nostre parti non se ne vedevano mai. Avvicinatisi, cominciarono a sferrare poderosi colpi con l'ascia all'elce più vecchio, ma con grande meraviglia si accorsero che la corteccia si scalfiva appena e l'ascia sembrava rimbalzare sul tronco. Pensarono di provare con l'elce più giovane che sembrava più malleabile, ma il risultato fu lo stesso, mentre le colombe continuavano indisturbate il loro volo. Meravigliati tornarono dal padrone e raccontarono l'episodio. Il burbero signorotto, incredulo e incuriosito li seguì sul posto e non poté far altro che constatare la veridicità del fatto. Da allora nessuno ha osato più violare quelle piante assurte a simbolo della potenza della santa e rispettate come custodi di un luogo sacro e profondamente amato. Si racconta poi di un episodio legato al campanilismo e alle rivalità tra Porchiano e Lugnano. Durante la festa della santa, che si celebra a Porchiano il 10 maggio, si usava far esplodere i mortaretti al passaggio della processione. Si dice che, sentendo gli spari, i lugnanesi deridessero questa usanza con queste parole: "Senti i porchianesi che fanno la festa ai nebbioni!", (un tipo di vegetazione che emana cattivo odore e che abbonda nei dintorni del nostro paese). Alcuni anziani del luogo ricordano di avere sentito raccontare dai propri genitori che all'improvviso il cielo si oscurò proprio verso Lugnano e che un violento temporale con vento e grandine distrusse tutte le coltivazioni dei lugnanesi, risparmiando completamente un campo di proprietà di un porchianese. Ciò bastò a far sì che i nostri vicini si pentissero e in segno di penitenza e devozione verso santa Cristina, si recassero ogni anno a piedi in pellegrinaggio alla chiesa della Santissima Trinità, situata tra Porchiano e Lugnano ed oggi sede della Comunità Incontro. Questo pellegrinaggio diventò il segno della riconciliazione tra i due paesi: infatti gli abitanti di Porchiano, in quel giorno, incontravano i lugnanesi nelal chiesa ed ascoltavano insieme la Santa Messa. Durante la Seconda guerra mondiale Porchiano diventò il quartier generale di un Comando tedesco che custodiva un ingente quantitativo di armi e munizioni. Dopo l'8 settembre del '43 i tedeschi furono costretti ad una veloce ritirata e perciò obbligati a disfarsi di tutto il loro arsenale. Si racconta che il bosco di santa Cristina fosse pieno di esplosivo e che tutto fosse pronto per saltare in aria. Se ciò fosse accaduto, il paese sarebbe stato distrutto. Secondo alcuni, nonostante le suppliche del parroco del posto che ospitava nella sua casa un generale ed un sacerdote tedeschi, fu ugualmente accesa la miccia, ma i ripetuti tentativi fallirono perché essa si spegneva da sola. Alla fine, i tedeschi dovettero desistere e Porchiano fu salva; nel cuore di tutti si riaccese la gratitudine verso la santa che ancora una volta aveva voluto preservare dal dolore un popolo a lei tanto devoto. (Leggende raccolte e scritte da Nadia Agostini e Maria Luigia Grisci) |