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Scritto da Luciano Ghersi   

Le storie di Mattia

Fra i molteplici misteri di Porchiano, ci stanno pure le storie di Mattia. Adesso vi racconto quelle poche che io so.

Quando Mattia Giurelli aveva sedici anni, andò emigrante negli Stati Uniti. Si raccontano che nella sua famiglia, qualcuno avesse ammazzato un padrone, perché era stato troppo prepotente con i suoi contadini. E' così che la famiglia di Mattia, sarebbe emigrata negli Stati Uniti.

Si racconta anche questa, dell'anarchico Mattia.

Quando Mattia Giurelli emigrò negli U.S.A., diventò talmente bravo come operaio tessile, che gli riuscì di mettersi in proprio. Mise su una tessitura tutta sua e diventò così, un piccolo padrone.

Un bel giorno, gli operai della sua fabbrica gli chiesero un aumento di stipendio. Mattia allora rispose agli operai: "E' impossibile aumentare lo stipendio, se voi non lo chiedete con lo sciopero".

Gli operai organizzarono lo sciopero. Nel mezzo del corteo, ci marciava anche Mattia. Poi lui cambiò di posto e concesse l'aumento di stipendio.

Si racconta anche questa, dell'anarchico Mattia.

Quando Mattia Giurelli ritornò a Porchiano, coi dollari che esso fece su in America, comprò il Bosco di un padrone Catalani, che si era rovinato e che stava mangiandosi le proprietà. Mattia regalò questo Bosco al Paese, perché potesse farci le sue Feste. Però i boschi e le feste vanno sempre governati e Mattia lo sapeva, anche se era un Anarchico. Sicché Mattia cercava mano d'opera, per governare le piante del Bosco, e per alzarci la Casetta, per spianarci la pista da ballo e il campo delle bocce. Allora lui chiedeva, a quelli che incontrava e che sapeva che le avevano in tasca: "Mi presti mille lire? Te le ridò domani, mi trovi giù al Bosco." Così quelli gli davano una carta da mille. L'indomani discendevano giù al Bosco per farsi dare indietro le loro mille lire. Ma intanto, già che cerano, anche questi lavoravano a governare il bosco, incantati dal discorso di Mattia. Poi mangiavano lì insieme i fagioli con le cotiche, bevendoci il giusto. Finalmente, Mattia restituiva la carta da mille.

Si racconta anche questa, dell'anarchico Mattia.

Quando Mattia Giurelli era già vecchio a Porchiano, passava tutti i giorni a bottega dal Barbiere, per fare due chiacchiere con i paesani e tenersi al corrente delle novità. Un giorno Mattia non passò dal Barbiere, che finalmente si preoccupò e chiese in giro chi mai l'avesse visto. Però nessuno l'aveva visto ancora. Allora andò alla casa di Mattia entrandoci dentro per la finestra. Mattia stava li in terra, colpito da un attacco come di paralisi. Riconobbe il Barbiere e gli fece capire che lui voleva bere. Il Barbiere trovò subito il cognàcche e gli pienò il bicchiere. Mattia lo bevve però mentre lo guardava, balbettando in maniera incomprensibile.

Il Barbiere da allora, si sente ancora in colpa: perché non bevve insieme con Mattia, che non aveva mai bevuto solo ma aveva sempre bevuto in compagnia. Si racconta anche questa, dell'anarchico Mattia.

Quando Mattia Giurelli stava ormai all'Ospedale, era ridotto veramente male: non gli riusciva neanche di mangiare. Allora lo dovettero imboccare. Ma quando era la Suora ad imboccarlo, lui risputava sempre fuori tutto. Così certi i compagni ed amici dovettero andare all'Ospedale per imboccarlo. Si racconta anche questa, dell'anarchico Mattia.

Quando Mattia Giurelli fece testamento, lasciò scritto che voleva essere cremato e non voleva averci  preti intorno. Siccome il forno più vicino era a Spoleto, lasciò anche scritto che chi lo accompagnava, dovevano fermarsi a tutte le osterie sulla via da Porchiano a Spoleto e ritorno, che oggi fanno 60 chilometri ma allora non ci stavano tante Superstrade. Ci stavano in compenso, tante più osterie. Così, quando Mattia era bell'è morto, lo portarono a cremare su a Spoleto, precisamente come lui voleva. Però una volta tornati a Porchiano, si accorsero che s'erano erano scordati di Mattia in qualche osteria. Così dovettero ripassarle tutte, per recuperarlo. Poi lui si fece seppellire dentro il Bosco: lì dove c'è oggi, la pista da ballo. Si racconta anche questa, dell'anarchico Mattia. ll sepolcro però è sempre lì, non è solo un racconto.

Seppellitemi vicino all'ippodromo.

Voglio sentire il brivido della volata.

Charles Bukowski